Gli ingredienti di questo romanzo sono quelli consueti che gli amanti delle opere dello scrittore francese conoscono e amano: l’indagine psicologica sul protagonista che è impossibile separare dagli stessi fatti, la figura femminile presentata come donna senza scrupoli, che aspira al prestigio o alla felicità, senza farsi remore nell’abbandonare il protagonista stesso.
Etienne è un uomo di mezza età che, improvvisamente, accusa strani malesseri che, dopo essersi ripetuti nel tempo, lo spingono a considerare l’ipotesi che sua moglie, Louise, lo stia lentamente avvelenando tramite il cibo che gli prepara. Ossessionato dalla ricerca delle ragioni di tale macchinazione, eppure incapace di separarsi dalla moglie che rappresenta tutto il suo mondo, Etienne naufraga in una Parigi sempre più indifferente al suo dramma.
Georges Simenon, scrittore belga di lingua francese, è noto al grande pubblico per il suo celeberrimo personaggio, il commissario di polizia Jules Maigret. La scala di ferro fa parte invece dei cosiddetti “romanzi puri” o “romanzi-romanzi”, che narrano di vicende criminose estranee all’epopea del commissario. Nel romanzo sono presenti alcuni temi, anche solo appena abbozzati, che Simenon estrapola dalla sua vita stessa: la passione quasi morbosa per le donne traspare nei rapporti sessuali tra Louise ed Etienne in cui rientrano aspetti voyeuristici, o nei diversi riferimenti alle prostitute di cui lo stesso autore, per sua stessa ammissione, era grande frequentatore.

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